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UNA VERITÀ SPEZZATA
di Fortunato Zinni

Che fine hanno fatto, gli impegni assunti la scorsa primavera dai Presidenti della Camera e del Senato di fare luce sulle stragi irrisolte?
Il Parlamento (nessuna forza politica esclusa) ignavo e ottusamente arroccato, a difendere il segreto politico militare, continua a  garantire l’impunità ai burattinai, che per quasi mezzo secolo,  hanno gestito il percorso dei processi delle stragi.
Che paese è mai questo, dove un cittadino, entra con il suo motorino nei locali della Questura di Milano, dopo tre giorni, sotto interrogatorio  nell’ufficio del vice capo dell’Ufficio Politico, il Commissario Luigi Calabresi, oltre i termini di fermo, senza l’autorizzazione dei magistrati, muore in circostanze mai chiarite.
La legittima  richiesta della famiglia di accertamento delle responsabilità, dopo le pesanti insinuazioni di colpevolezza, del Questore Marcello Guida, viene di fatto ignorata dalla Magistratura.
Una magistratura (fatte salve le lodevoli eccezioni) ossequiente verso i potenti di turno, cinica e irrispettosa verso i familiari delle vittime.
Allora, spostando il processo a centinaia di chilometri da Milano e negando a Licia Pinelli, la possibilità di perseguire in tribunale i responsabili della morte di suo marito.
Oggi, archiviando la richiesta di riapertura delle indagini sulla strage impunita di Piazza Fontana e sbeffeggiando gli spunti  investigativi indicati dal legale delle famiglie delle vittime.
Al fallimento della giustizia e allo sfregio della sentenza tombale, dopo 36 anni dalla strage, di assoluzione degli imputati nazifascisti  con la motivazione che altri responsabili nazifascisti della strageerano stati assolti  dalla stessa Cassazione e non erano più processabili, si sono aggiunte:  la condanna dei familiari delle vittime al pagamento delle spese   di giudizio  ed ora la beffa di una fiction  della televisione di Stato che ha riaperto ferite mai rimarginate, ha umiliato  vittime innocenti  e i loro familiari ancora in credito con l’ingiusta giustizia.
Una mostruosità giuridica che, tra emozioni, speranze, dolori e certezze ha prodotto e continua a produrre  sabbia , solo sabbia. 
Il sangue della storia asciuga in fretta e la sabbia è quella  che in ogni  caso serve ad asciugare.

Enrico Baj: "I Funerali dell'anarchico Pinelli" foto di Andrea Scuratti

Qui sopra > Enrico Baj: "I Funerali dell'anarchico Pinelli" - Foto di Andrea Scuratti


Un museo degli orrori senza fine che negli anni ha generato:bombaroli divenuti opinionisti, legali che passano dalla difesa delle vittime a quella degli imputati, fantasiose doppie bombe. poliziotti capaci per alcune procure, inconcludenti e pericolosi per altre, feroci lotte intestine tra: istituzioni,corpi separati dello Stato,procure e magistrati.
Nel giugno 2012, Marcello Veneziani ha invitato Franco Freda a curare  su Libero la rubrica “L’inattuale”. Lo stesso Veneziani ha scritto la prefazione del  libro firmato dal giornalista e storico Luciano Garibaldi “Gli anni spezzati. Il Commissario. Luigi Calabresi Medaglia d'Oro" Ed. Ares, dal quale e stata  liberamente tratta la fiction andata in onda il 7 e 8 gennaio su Raiuno.
Con un cinismo al limite della disonestà culturale, consulenti e sceneggiatori. acquiescenti ed insensibili verso chi ha sofferto, è stato emarginato ed accusato ingiustamente, non si sono fatto scrupolo di ricorrere a palesi falsità storiche.
Operazioni squallide e dozzinali come questa fiction,  riaprono antiche ferite  e procurano ancora dolore e sofferenza alla famiglia Pinelli, ai familiari di Pietro Valpreda e degli altri anarchici ingiustamente accusati, a quali rinnovo la mia affettuosa vicinanza, agli altri compagni di fede e a quanti non hanno accettato la loro colpevolizzazione.
Anche il Commissario Luigi Calabresi è una vittima della violenza  dell’arma che lo uccise e di quelle a mezzo stampa,  verbali, con manifesti e scritte murali che lo trasformarono nel  bersaglio dei suoi carnefici.
Ma il becero tentativo di santificazione attraverso  un raffazzonato fotoromanzo di quartordine, oltre a non avere  lo spessore morale (a prescindere dalla sua condivisione) del libro “Sposta la notte più in là” del figlio Mario, finisce con l’ottenere l’effetto contrario.
Sulla rete non mancano reazioni  contro la   memoria del Commissario Calabresi che comportano ulteriori sofferenze ai suoi familiari.
Ancora una volta si è persa una occasione per affrontare  con coraggio  uno dei periodi più inquietanti della nostra storia recente.
Lo Stato, ormai da quasi mezzo secolo, si oppone con protervia, alla ricostruzione di una memoria condivisa, per non processare se stesso ed assumersi le proprie responsabilità.
Ancora una volta a farne le spese, dopo questa fiction, è la verità che viene stravolta ed umiliata.
Una verità spezzata.

10/01/2014

 
 

in data 10/11/2013 ci scrive il preg.mo Giudice Guido Salvini:

"mi permetto di inviarvi un PDF contenente una parte del mio libro Office at night, una raccolta di articoli che ho pubblicato in questi ultimi anni  e di cui la seconda edizione sarà disponibile via Internet preso il sito www.Gettalarete.it  a partire credo dal 20-22 novembre e anche in forma cartacea in alcune librerie dl centro di Milano.

L’articolo che chiude il libro e la postfazione che ho scritto in questi giorni contengono, oltre ad altri argomenti, il mio punto di vista sulle indagini relative alla strage di Piazza Fontana, cui tutti come associazioni e come persone siete interessati, le mie riflessioni fortemente critiche su quanto ha fatto  e non ha fatto per più di venti anni la Procura di Milano e la mia valutazione, del tutto personale, su come si dovrebbe ricordare quest’anno, il primo da oltre
40 anni in cui non vi è un fascicolo di indagine aperto, il giorno del 12 dicembre.

Questi scritti si richiamano al mio contributo “Piazza Fontana, una storia incompiuta” per il volume collettivo “Piazza Fontana 43 anni dopo” pubblicato nel novembre 2012 da Mimesis a cura di Stefano Cardini. Quel libro precede la recente ultima archiviazione.

Dato che il volume di Mimesis non ha avuto un grosso richiamo e non ha circolato molto soprattutto perchè era un saggio storico-culturale di riflessione e non un libro-inchiesta e quindi è rimasto poco conosciuto, vi mando anche il PDF con il mio contributo che  si ricollega alla postfazione.

Vi autorizzo a fare di questi scritti l’uso che ritenete più utile compresa l’eventuale pubblicazione,  che mi sarebbe gradita, su siti da Voi curati

Un cordiale saluto a tutti"

Guido Salvini

 

 
Scarica il PDF

OFFICE AT NIGHT Appunti non ortodossi di un giudice di Guido Salvini

 
 
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